Site statistics MITI DEL DECADENTISMO: L'INETTO

Miti del Decadentismo: L'inetto

 

Se facciamo rientrare Svevo nel panorama del nostro Decadentismo, allora anche l'inetto dev'essere considerato uno dei miti letterari fondamentali del nostro Primo Novecento e come tale va affiancato a quelli del fanciullino pascoliano, del superuomo dannunziano e del santo fogazzariano.

L'inetto è personaggio che viene di lontano. Svevo ha il merito di averlo introdotto nella nostra letteratura e trasformato in mito. I primi esempi di "inetto" si trovano infatti nella letteratura russa, in autori come Turgenev e Dostoevskij.

Ora Italo Svevo non solo ha ripreso la tipologia psicologica di questo personaggio, ma lo ha anche messo al centro della sua narrazione facendone il protagonista dei suoi tre romanzi maggiori, cioè Una vita (1892), Senilità (1898) e La coscienza di Zeno (1923).

In Una vita Alfonso Nitti, trasferitosi dal suo paese a Trieste, diviene impiegato d'una banca di proprietà del signor Maller e in essa conquista progressivamente spazio. Quando poi conosce Annetta, la figlia del signor Maller, se ne innamora ed è ricambiato. È quasi sulla via di un fidanzamento ufficiale che lo porterebbe, appena seguito dal matrimonio, ad assumere una posizione invidiabile dentro e fuori la banca, ma improvvisamente sparisce e torna al suo paese. Quando si deciderà a rientrare a Trieste sarà troppo tardi: Annetta, infatti, nel frattempo ha intrecciato un'altra relazione sentimentale, ed egli nell'ambiente di lavoro si accorge che le cose per lui non sono più come prima, tanto che gli vengono assegnate mansioni inferiori rispetto a prima. Dopo essere stato sfidato a duello dal fratello della ragazza, presentatosi ad un appuntamento dato ad Annetta, Alfonso decide di suicidarsi ed attua questo suo proposito.

In Senilità Emilio Brentani è un piccolo scrittore di provincia che vive con la sorella Amalia una vita monotona da impiegato, ravvivata soltanto dall'amicizia con un artista fallito, un certo Balli, che riesce però ad avere grande successo con le donne. Emilio ad un certo momento conosce Angiolina, una popolana procace e istintiva, alquanto volgare e tuttavia capace di colpire Emilio per la sua schiettezza e la sua vivacità, tanto che egli se ne innamora ed intreccia con lei una relazione. Nello stesso tempo la sorella si innamora dell'amico Balli, con disappunto di Emilio. L'amico infatti non contraccambia il suo amore e la ragazza per la delusione si lascia andare sempre di più all'uso di etere fin quando non inizia a dare segni di delirio. L'Angiolina poi non si fa scrupoli nel tradire Emilio il quale, colpito da tante delusioni, si rifugia in una senilità precoce, cioè in uno stato patologico che della vecchiaia naturale riproduce l'assenza di aspirazioni per il futuro, la preponderanza del ricordo anche rispetto al presente, e quindi il rifugio nel sogno e nella contemplazione.

Ora questi due protagonisti hanno le stesse caratteristiche che sono quelle, dunque, che definiscono l'inetto sveviano: il velleitarismo, la sproporzione tra le ambizioni e le capacità, la tendenza a vivere più con la fantasia che nella realtà. Pieno di inibizioni, di frustrazioni, egli avverte la sua inferiorità e subisce gli eventi, non li domina. Non è dunque un eroe, né in senso positivo né in senso negativo, l'inetto sveviano bensì è colui che soggiace passivamente ai condizionamenti ambientali e alle pulsioni dell'inconscio che lo privano di ogni possibilità di scelta. È un abulico, un essere privo di forte volontà, più incline alla contemplazione che non all'azione.

Zeno Cosini invece, protagonista del terzo romanzo, sembra sulle prime un personaggio diverso. Registra infatti nella sua vita più di un successo, ma questi sono conseguenti a scelte non decisamente volute. Così avviene, ad esempio, per il suo fortunato matrimonio: innamoratosi di una ragazza, Ada, finisce con lo sposare Augusta, una sua sorella che con il tempo si dimostrerà una moglie ideale. Allo stesso modo il successo della sua associazione commerciale viene determinato dalla sua entrata in gioco per la morte accidentale di un suo socio. Nello stesso tempo Zeno si differenzia da Alfonso e da Emilio per un carattere ironico e scanzonato che sembra porlo su un piano di superiorità rispetto agli eventi che lo coinvolgono. In realtà, come ha osservato E. Gioanola, egli rimane il solito inetto: non è guarito, bensì ha accettato la sua malattia. Zeno ha rinunciato alla ribellione velleitaria e ad ogni speranza di integrazione nel mondo.

Ora questa figura dell'inetto non si comprenderebbe appieno se non la si collegasse ad un tema fondamentale dell'ideologia sveviana, quello cioè della malattia. Esso si sviluppa in rapporto alle dottrine darwiniane sull'evoluzionismo. Svevo trova che il genere umano ha subito una evoluzione del tutto particolare non paragonabile, a quella del resto del regno animale. Egli scopre che ci sono degli uomini perfettamente integrati nel loro ambiente sociale, mentre altri non sono stati capaci di adattarsi. I primi mandano avanti la società e sono psicologicamente sani; i secondi invece appaiono malati nella volontà e nello spirito, incapaci di vivere. Essi tuttavia sono una ricchezza per tutti giacché sono proprio essi che custodiscono, nella loro indeterminatezza i lineamenti ancora incerti del possibile uomo futuro. Come scrive G. Zaccaria "secondo Svevo l'inetto è un abbozzo, un essere in divenire che ha ancora la possibilità di evolversi verso altre forme grazie proprio alla sua mancanza assoluta di uno sviluppo marcato in qualsiasi senso, mentre gli individui "normali", "sani", che sono già perfettamente compiuti in tutte le loro parti, sono incapaci di evolversi ulteriormente, si sono arrestati nel loro sviluppo e cristallizzati nella loro forma definitiva".

La scoperta alla quale pertanto Zeno perviene nella ricerca di una cura della sua malattia, per un momento intravista nella psicoanalisi, è che la vita stessa è una malattia incurabile e sempre mortale. La conclusione profetica e sconcertante che si trova ne La coscienza di Zeno è per altro che la stessa Terra scomparirà distrutta dall'atto di un uomo un po' più ammalato degli altri che collocherà un ordigno al centro della Terra stessa per renderne più catastrofici gli effetti, e allora ci sarà un'esplosione enorme che nessuno udrà e la Terra ritornata alla forma di nebulosa errerà nei cieli priva di parassiti e di malattie.

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